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domenica 23 agosto 2015

La F'kkozz / La focaccia

Sit a fè na fest? Vulit fè mangè bun a l'krstien?
Sit a assì tutt'la dì i sciat akkian ce v sit a mangè?
Na kausa bbun ka putit fè je la f'kkozz.
C' stet a Mathar, la putit accattè o furn, e je d'luss, ca quann tras jind a nu furn a Mathar, t'naviss a assi c'tutt kaus.
C' stet lunden, la putit fè vu. Nan je d'ffuscl.

Sit a p'gghjè.
P'fe la post:
- la semml (cingcind gramm)
- l'ocqu (quottcind gramm)
- u' brutt
- u' ssel
- l'ugghj ('na kkiar p'trmbè la post i n'atatn p'mett da sus)

P'mett da sus:
- la solz (trecind gramm)
- u pmmdor pccnunn
- l'aliv
- l'orign

La solz la sim fott nu' assic o jess kiu bbun.
Volete fare una festa ed offrire qualcosa di gradito ai vostri ospiti?
Uscite per una gita fuori porta e volete portarvi dietro il pranzo?
Potete preparare una focaccia.
Se siete a Matera potete comprarla in un panificio, sono buonissime. Chi entra in un panificio a Matera porterebbe via tutto quel che c'è.
Se siete lontani potete prepararla. Non è difficile.

Ingredienti:
Per l'impasto:
- 500 gr. di semola rimacinata di grano duro
- 400 cc di acqua
- un cubetto di lievito di birra
- 1 cucchiaino e mezzo di sale
- 2 cucchiai d'olio d'oliva: uno per l'impasto, l'altro per il condimento

Per il condimento:
- passata di pomodoro (300 grammi circa)
- pomodorini
- olive
- origano.

Noi abbiamo approfittato della salsa che avevamo fatto in casa per condire in maniera più genuina la focaccia.


Immisckat la semml c l'ocq, u brutt i u'ssel. Nu tnim la mocn p'ffe u ppen e sim fott dè la post. C nan la t'nit sit a trmbè la post co l men i la sit a fa ste n'aur.


Mescolate farina, lievito, acqua e sale. Noi abbiamo messo tutto nella macchina del pane, altrimenti basta impastare con le mani e lasciar riposare per un'ora.


Quonn ste fott la post, sit a preparè ciò ca ve da sus: immscat la solz co l'orign, n'atazzc d'ssel i l'ugghj ('na kikkiar).


Quando l'impasto è pronto, bisogna preparare il condimento: in una tazza, mescolare la passata di pomodoro, l'origano, il sale e un cucchiaio d'olio.


Mttit sop a la spas du furn na kikkiar d'ugghj, mttit l man da jndr e 'nglilsciatvl bun i mogghj.
C' l man ngilisciat pigghiat la post. Je na post tutt ammddat, c'nan ste l'ugghj nan la putit mong trmbè.

Sulla teglia del forno adagiate un foglio di carta da forno o di silicone e poi versate un cucchiaio d'olio. Ungetevi per bene le mani.
Con le mani unte prendete l'impasto. E' una massa molto umida e solo l'olio vi permette di non farla attaccare alle mani.


Trmbet la post. La sit a pigghiè da sott i mett da jindr.

Ammassate nuovamente l'impasto per qualche minuto con le mani unte. Dovrete prenderlo da sotto e mettere all'interno i bordi.


Stnnit la post ind a la spas du furn.


Stendete la massa nella teglia del forno.

Mttit da sus, c'la kikkiar, la solz ca sit preparet. Sit a arrve tutt attern attern.


Distribuite col cucchiaio il condimento che avete preparato prima. Abbiate cura di coprire bene tutto fino ai bordi.


Mttit da sus l'aliv i l pmmdor.

Completate con le olive e i pomodorini tagliati a metà.


Fascitla stè na menz'or ind o furn stet. C'je nzc coll je mogghj, però o jess stet.
O cresc n'zc. Quonn ste chiu jirt, appccet u furn na m'nz or.


Lasciatela riposare nel forno spento per mezz'ora. Meglio se tiepido, ma spento. Lieviterà un po'. Quando la vedrete cresciuta, accendete il forno al massimo per mezz'ora.


Kess je ker c'a Mathar s chiem f'kkozz. Nan v sciat ngarconn c'u krstien la kiomn "pizza" (ka je titt n'ata kaus) o a n'ata maner. S la sondj a mangè  i l'ho piasciè u'stess.

Questa è quella che a Matera si chiama focaccia. Non scandalizzatevi se i vostri ospiti la chiameranno pizza (che è molto diversa) o in qualche altro modo. Sarà comunque gradita.

domenica 22 febbraio 2015

A dieta


Dopo lungo tempo torno ad affacciarmi alla blogosfera.
In codesto periodo lo studio matto e disperatissimo non mi lascia spazio per concedermi codesto piacere. Decido però di fare un salto veloce per raccontare le vicende del momento.

Da diversi anni tentavo di dire alla mia prominente panza di scendere di livello, ma, ahimè, giammai essa volle darmi ascolto. Mi trovai dunque nella necessità di affrontarla con mezzi più adeguati.
Venne dunque il giorno di recarmi da una nutrizionista che potesse consigliarmi per il meglio in tal senso.

A lei chiesi lumi sul miglior modo di far scendere i kilozzi di troppo senza rinunciare alle gioie della vita.
"Non mi si tolgano i piaceri della carne", dissi, "Ché per me scannare un vitello o sradicare una carota ha l'istesso valore". Mi ciberò d'ogni alimento vegetale o animale che esso sia.

"Dieta zona, ordunque?", disse colei che mi guida nel cammino.
"Poffare, cos'è codesta diavoleria?" chiesi. Giammai le proteine abbiano il sopravvento. La vita è di per sé amara e tocca addolcirla. Che i carboidrati abbiano la meglio.
Mi misi così a studiare per capire quale dovesse essere lo stile di vita da adottare.

Scoprii che la dieta mediterranea (patrimonio Unesco) è quanto desidero. Quella vera, da non confondersi con la mia abitudine precedente. Essa confina ad una volta ogni 7 giorni le carni rosse, che si vocifera non siano esattamente salutari, in favore di pesce e carni bianche. La stessa sorte, ahimè, tocca ai dolci, che ero abituato a manducare con frequenza quasi quotidiana.
Mi fu ridotta la quota di pane e pasta. "Chi è causa del suo mal pianga se stesso", dissi, "me la sono voluta". Ma il sacrifizio non fu poi estremo.

Mi toccò placare i morsi della fame cominciando a nutrirmi anche di verdure et ortaggi.
"Che sono mai codeste proposte? Davvero l'erba s'ha da mangiare?"
"Orbene sì, che d'ora innanzi anche i prodotti della terra siano ammessi al tuo desco. Tuttavia avrai facoltà di scegliere quelli che più t'aggradano, mescolarli e cucinarli come a te meglio sembri".
Per me fu motivo di gioia immensa, dato che, avendo da sempre ripudiato minestroni e sformati varie, mi si desse licenza di mangiar verdura cruda e quella che mi garba e potendola considerare dell'istesso valore.

Ma la ragione per cui mi recavo da costei è anche un'altra. Apprendere i segreti del mangiar sano. Ché per me, nella mia magna ignoranza, non esisteva differenza tra verdure, legumi, patate et simili.
"Non è difficile", m'insegnò con pazienza. "Non hai che da considerare ogni alimento come parte di una sola categoria: proteine, zuccheri e grassi. Seguendo codeste tabelle potrai operare sostituzioni con un minimo di buon senso"
Ancora una volta il mio stupore si fece grande. In un attimo ella mi avea illuminato.
"Componi il tuo pasto di quattro portate", disse. "Un primo, un secondo, un contorno e frutta. Codeste che ti do siano le dosi di ciascun alimento."

Un mese dopo, mi presentai al suo cospetto con due chili in meno. "Bene", disse, "ancora 3-4 chili e ci siamo". Et anco la mogliettina, mirandomi, mi chiede dove nascosi la trippa perduta.

Continua...

giovedì 4 dicembre 2014

I biscotti

Una ricetta per mille occasioni


Udite udite,
si presenta a voi la soluzione a mille problemi.
Dista da voi troppo il loco ove si vendono le migliori prelibatezze da manducare al mattino? (Traduzione: vivete all'estero e i vostri biscotti preferiti non arrivano?)
Necessitate di una diversione per i vostri pargoli in un dì di tempo funesto?
Volete gratificar qualcuno con un presente?
Disiate vendicarvi d'un torto subito?
Ecco che vi si propone il modo d'ottener tutto ciò. Non crucciatevi se la ricetta non è sufficientemente chiara durante la lettura. Essa vi verrà riproposta tradotta in forma meno ardua alla fine.

La ricetta, di mia invenzione, mi fu utile finora a diversi di questi scopi. Tranne l'ultimo, che non ho avuto ancora occasione di sperimentare, per il quale si crea un'apposita variante.

Andiamo dunque a mostrar come si realizza tale opera.
Vediamo qui tutto il necessario: ingredienti e utensili.


Se vi occorse la geniale idea di acquistar lo cioccolato in pezzettoni di grosse dimensioni, adopratevi nel ridurlo in pezzetti piccoli, di svariate forme et dimensioni.


Si comincia col romper le uova. A tale incarico si offre volontaria la Tremendazza. Chi meglio dello pargolame vostro, infatti, eccelle nella sublime arte di rompere le uova?




Indi aggiungere zucchero e sbattere energicamente, meglio se con l'ausilio di moderni elettromeccanici sbattitori.
Lasciate ogni speranza di poter già prender parte all'opera. La Tremendazza, la quale ha ormai appreso la sublime arte attraverso anni di esercizio, esigerà di essere la protagonista.



Ponete ordunque gli altri ingredienti: margarina, cioccolato, yogurth, e infine la farina e il lievito, meglio se setacciati, cosicché non producano grumi.




Qualora si renda necessario, durante la lavorazione, saggiare la consistenza nonché il sapore dell'impasto, non vi mancherà chi con dedizione caricherà su di sé tale pesante fardello.



Quando la massa sarà diventata troppo dura per le giovani braccia del vostro tenero virgulto, provvedere a completare l'opera impastando con le mani.
Giunge ora il momento di accendere il forno, acciocché sia caldo quando l'adoprerete.




Orbene, d'ora in avanti il forno sarà l'unico mestiere vostro, la Tremendazza vi esproprierà di ogni altra mansione, dallo stendere la pasta al crearne le forme.
Questa volta ella ha voluto proporre le sue creazioni. Ha deciso quindi di produrre biscotti a forma di pallina e un unico enorme biscottone. 








Così si presentano i biscotti usciti dal forno e l'opera è compiuta. 
Per li homini che a tale nobile arte si dedicano: abbiate cura di lasciar il luogo dove avete prodotto le vostre creazioni netto siccome lo avete trovato (traduzione: pulite tutto), affinché le vostre gentili signore non abbiano a rompervi lo mattarello sulla capoccia, rendendolo inutilizzabile per le volte successive (lo mattarello, ovviamente. La capoccia ha ben ragione d'un duro legno di faggio).

Per le gentili signore: se fino a questo punto avete fatto tutto da sole e non vi fu dato ausilio alcuno, rassegnatevi, non arriverà al momento di pulire.

Come promesso, da qui in poi si presenta la ricetta in lingua originale (non dimenticate, nel caso la usiate per vendicarvi d'un torto subito, di aggiunger poche gocce di un potente lassativo). Come da consuetudine si propone la dose minima (che impone l'uso di un indivisibile uovo), più facile da moltiplicare.

Sono graditi commenti e spolliciamenti!

Biscotti


Ingredienti (per circa 8/900 g di biscotti):

-        ½ Kg di Farina 00
-        150 g di Zucchero
-        200 g di Margarina
-        1 Uovo
-        3 cucchiai di Yogurth bianco non zuccherato
-        1 bustina (16 g) di lievito per dolci (tipo Pane degli Angeli)
-        80 g di cioccolato fondente

Procedimento:

Tirare fuori la margarina dal frigorifero un po’ prima di iniziare per farla ammorbidire. Se si lavora con la frusta elettrica è molto più facile incorporarla, altrimenti conviene scaldarla a bagnomaria per farla sciogliere.
In un piatto grande, tipo insalatiera, sbattere l’uovo con lo zucchero.
Aggiungere la margarina e mescolare fino a farla incorporare completamente.
In un piatto o su un tagliere tagliare il cioccolato a pezzi piccoli e metterlo nell’impasto.
Aggiungere lo yogurth e mescolare.
Aggiungere poco a poco la farina e, con l’ultima farina, il lievito. Con lo spargifarina o con un colino si riesce a evitare che si formino grumi.
Man mano che si aggiunge farina l’impasto si indurisce e diventa sempre più difficile mescolarlo con la frusta elettrica o col cucchiaio di legno e si passa a impastare con le mani.
Quando è stata aggiunta tutta la farina e l’impasto ha la giusta consistenza non si attacca alle dita.
Accendere il forno a 180° per farlo preriscaldare prima di cominciare a sagomare i biscotti.
Tirare fuori l’impasto dal recipiente e stenderlo col mattarello fino a uno spessore di circa mezzo centimetro. Con una tazzina da caffè o con una formina ritagliare i biscotti e disporli su un foglio di carta da forno, distanziandoli un po’ per permettere di lievitare. Mettere il tutto sulla leccarda del forno.
Infornare a 180° per circa 12-15 minuti. Dopo 10 minuti si può aprire il forno e controllare la cottura. 
Dato che sono necessarie più infornate, conviene utilizzare 2 fogli di carta da forno e tenere pronta l’infornata successiva mentre la precedente cuoce. Quando un’infornata è pronta, mettere la successiva sulla leccarda e lasciar raffreddare i biscotti pronti con attenzione e senza prenderli in mano perchè il cioccolato è ancora fuso e SCOTTA!





domenica 21 settembre 2014

U' rricchjtadd / Le orecchiette

Chi riesce a leggere anche la parte in materano vince una fornitura di orecchiette per un anno

Iòsc v'agghj'a 'mbarè com s foscn a Mathar u' rricchjtadd. Jè 'na kaus ca m sò 'nzegnet 'n famugghj i ca l'stokj a 'mbarè a fugghjm.
Sit a pigghiè: la semml, u'ssel i l'ocq.
J' ca non zo bbun a ffè la fnden sop la tevl (i ka nan m'azzekk), mett tutt kaus jind a nu piott jraunn.
Da n'ata vann, pigghiet 'na spas i mttit la semml p'mett u' ricchjtadd stnnut, ca non s'sontj a appattdè.

Oggi vi insegnerò come si fanno a Matera le orecchiette. E' qualcosa che ho imparato in famiglia e che sto insegnando a mia figlia.
Ci vogliono: semola di grano duro, sale e acqua.
Dato che non trovo comodo fare la fontana sul tavolo, uso mettere insieme gli ingredienti in una ciotola grande.
A parte, preparate un vassoio e metteteci della farina, servirà per mettere le orecchiette ben stese e non farle attaccare le une alle altre

Mttit jind u' piott la semml i u'ssel. La semml, nan la sciat mttenn tutta quond, ca v'serv angaur.
Mttit l'ocq na picc a la vot, ca ci jet assè nan la putit lvè. Aggret i fascit na pall.
Assit tutt kaus d'u piott i trmbet la post sop alla tevl. C' la kriatir vol assaggè n'zc d post fascitla fe. S'ho dvert.

Mettete nella ciotola la semola e il sale. Lasciate sempre da parte un po' di semola, che vi servirà ancora.
Versate poco alla volta l'acqua, stando attenti a non esagerare. Mescolate e formate una palla.
Tirate fuori tutto dalla ciotola e "trombate" (ammassate) per bene sul tavolo. Se la tremendazza vuole assaggiare un po' di pasta cruda lasciatela fare, è lì per divertirsi.

Fascit c'lla post na salsuzz pcnninn. Tagghiatl c'u krtidd i mttit tutt l stuzzaridd ca sit tagghiat ind u' piott k 'lla semml. Muvit n'zc u piott i pigghiet arret l stuzzaridd. Semml n'sit a pgghiè picca picc.
Fascit n'cavatidd c'u krtidd, u'sit a passè da la vonn tonn, ca nan tagghj i aggretl sop a un dsct. Sit fott 'na ricchjtadd.

Formate con la massa dei salamini sottili, tagliateli a pezzettini e ributtateli nella ciotola insieme a della semola. Agitate la ciotola e dopo rimettete i pezzettini sul tavolo, prendendo pochissima farina.
Con il coltello ricavate un cavatello, strisciandolo dal lato arrotondato, non tagliente e poi rigiratelo su un dito. Avrete ottenuto un'orecchietta.

C' la kriatur vol fe com l'piasc a jedd, lassatl fè. La post o jess ankaur kkiu bbun. I quonn s'è nkrscit, ka nan l'azzekk kkiù i se n vol sci a scquè, fatla sci a scquè. Kess kaus sond a jess nu piasciair, non s' sont a ffè a forz.

Se la tremendazza preferisce fare a modo suo, lasciatela fare. La pasta sarà ancora più buona. E quando si sarà stancata, non avrà più voglia di continuare e vorrà andare a giocare, lasciatela fare. Deve essere un piacere, non una forzatura.

Mttit tutt u'rricchjtadd jind a la spas k'la semml.
Fascit 'ngallesc l'ocq p'lla post i quonn ste bell 'ngallsciut, mttit u'rricchjtadd da indr. Sondj a ste picc picc, quonn l vet ca vonn sus sondj fott.
Tradiziunel, u'rricchjtadd vonn co l' ccim d rep. Kessa vot sim mis nu sigh di pmmdor. N'zc d fromng i s mettn a la tevl.
Bon appetit.
Disc grozj a la migghier p' l' fot. Ca ci jer pi mme stavat frisck!

Mettete nel vassoio tutte le orecchiette con la semola
Fate bollire l'acqua per la pasta. Quando bolle, calate le orecchiette. Devono starci pochissimo, giusto il tempo di venire a galla.
Tradizionalmente, le orecchiette vengono condite con le cime di rapa. Per questa volta abbiamo scelto invece un sugo di pomodoro. Un po' di formaggio e, a tavola.
Buon appetito.
Ringrazio la mogliettina per le foto. Fosse stato per me, stavate freschi!